Mi è stato chiesto di parlare di alcuni di questi fenomeni nel libro di All City Writers.
giovedì 22 ottobre 2009
Urban Attitude
Mi è stato chiesto di parlare di alcuni di questi fenomeni nel libro di All City Writers.
mercoledì 29 luglio 2009
Useless Idea Interview

Useless Idea Interview from Title Mag: www.titlemagazine.net/current.php
Così nessuno conosce il tuo vero nome? Dipende dalle necessità, in ceti contesti cerco di mantenere il più possibile l’anonimato, anche se non sempre è facile, specialmente nel lavoro.
Perchè hai scelto idea inutile come nome? Ho iniziato a disegnare sui muri all’età di 13 anni, fui subito respinto dalla scena graffiti culture, convenzionale, a causa del mio modo espressivo, differente dall’estetica del graffito in stile classico. Così come nel disegno, qualunque altra cosa io faccia, soffre della stessa sindrome d’isolamento, come la musica ad esempio. Useless Idea è definibile come un qualcosa di perfettamente imperfetto, nasce dalla passione e dalla ribellione di un ragazzo come tanti, che cerca di esprimersi senza compromessi. Ciò che faccio è sempre stato considerato non necessario, per questo ho deciso di farne una scelta di posizione, da ciò il nome Useless Idea.
Ho notato che il tuo volto è censurato in una delle tue foto, per quale motivo l'anonimato? Non mi piace dare importanza a me stesso, trovo che le persone, intese come massa, siano soltanto alla ricerca di fare credere agli altri di essere felici, di essere importanti, essere fighi. Ad esempio, quando apri Facebook sembra, vedere persone contente, senza problemi, gente spensierata. La rivoluzione di internet libero, del web 2.0 e della macchina fotografica digitale, invece che migliorare il modo di comunicare e condividere pensieri con altri, sembra avere reso tutti stupidi, nessuno è in grado di comunicare al giorno d’oggi, perché si è troppo occupati a fingere di essere importanti e felici. È per questo che mi copro il volto, non voglio dare importanza a chi sono, ma a ciò che sono.
Ultima domanda sul tuo anonimato, se qualcuno ti assume per dipingere sulla loro parete o sui mobili, come fate a mantenere la vostra identità discreta? Se qualcuno desidera un mio intervento artistico, basta che non mi chieda di costumizzare oggetti, ultimamente non approvo ad esibirmi in pubblico. Non mi piace che il mio lavoro venga associato alla decorazione, in caso qualcuno volesse un mio intervento, dovrei vedere se la superficie o l’oggetto, ha la capacità di ispirarmi, non sono un costumizatore, nè un pittore, nè un illustratore, quindi riesce difficile che mi si commissioni un intervento su qualcosa su qui non ho già pensato di intervenire. Non mi preoccupo di mostrare chi sono in tutto e per tutto, sono felice di conoscere direttamente chi acquista un mio lavoro, ma voglio capire che tipo di persona è, capire se comprende cosa sto facendo e quello che cerco di comunicare, molto spesso non vengo capito per questo modo di pormi, le persone pensano che se pagano possanno comprare tutto, nel mio caso non è così. Quello che faccio nasce dalla passione e dalla necessità di sfogo, ciò che faccio è per me stesso, se desideri qualcosa di mio, puoi acquistarlo, ma alle mie condizioni, non faccio lavori di decorazione, non sono schiavo del disegno, dipingere, disegnare e creare sono gesti naturali, che non voglio forzare nel lavoro, altrimenti non sarebbe autentica espressione, ma semplice lavoro e il lavoro troppo spesso, anche se necessario è un qualcosa di freddo e privo di emozioni. Il mio lavoro reale, mi permette di finanziare la mia passione per creare.
Come si vive a Genova e in Italia, sono influenti per il tuo lavoro? L’Italia è molto indietro sulla promozione dell’arte contemporanea giovane, abbiamo troppa cultura classica, artisti come Leonardo, Dante Alighieri, Michelangelo, Raffaello, hanno lasciato in eredità un patrimonio culturale senza eguali ma anche parecchio costoso da mantenere, quindi è difficile che si promuovano artisti giovani e arte nuova. Genova è un luogo magico, adoro questa città è di forte ispirazione per me, come nel resto dell’Italia anche qui c’è poco investimento sul nuovo, se andassi in città come Roma, Milano, sicuramente le cose sarebbero più veloci dal punto di vista lavorativo, ma non voglio svalutarmi, non voglio correre, il mio lavoro ha bisogno di maturare con la mia persona e con la mia ispirazione.
Un po del tuo background perfavore. Ho iniziato nel 1993 a fare i primi graffiti, disegnavo da solo perché non cera modo di interagire con altri a causa della ristretta apertura mentale del tempo, derivo dal writing ma ho evoluto il mio stile all’interno della mia persona, mi reputo una personalità introversa che per forza di cose entra in contrasto con ciò che lo circonda. Un Punk contemporaneo.
Consideri la tua arte, matura rispetto le origini? Puoi dirci come si è cresciuti come artisti? Disegnando da solo per molti anni, suppongo che sia emerso un discorso intimo tra me e il mio stile, sono stato poco influenzato da quello che facevano gli altri, i passaggi che ho intrapreso sono diversi ma con una stessa appartenenza, la strada mi ha insegnato a credere in ciò che faccio e a mostrarlo alla gente, senza la necessità di mostrarmi, come persona, ma come entità. Il fatto di non possedere un posto dove disegnare e conservare il mio lavoro, ha fatto si che utilizzassi l’ambiente urbano come laboratorio per sperimentare e raggiungere un vasto pubblico, sono 16 anni che contino a disegnare in strada e saranno altrettanti gli anni che lo farò, ci tengo a dire che si tratta di necessità di sfogo, non di moda.
Come descriveresti il tuo stile d'arte? Dipende, non mi limito al disegno, faccio anche fotografie, ma non sono un fotografo, scrivo molto, soprattutto concetti, da tramutare in installazione, compongo musica ma non sono un musicista, è compilcato da spiegare, Per quanto riguarda il Disegno, in Useless Idea emerge una complicata ricerca estetico formale che si basa sul continuo e inarrestabile rinnovamento di se stessa. Nel mio lavoro, il figurativo e l'astratto si fondono in una cosa, elementi in grado di dare forma a uno stile d'impatto, forte e unico nel suo genere.
Il tuo stile è fantastico, a che cosa ti ispiri per dipingere quello che disegni? Isolarmi, mi permette di pensare al mio mondo, non sono un artista che vuole rappresentare qualcosa di esplicito, come il sociale o critica politica, ho dei pensieri a riguardo, questi concetti socio culturali traspaiono di più nei miei testi e nella parte di installazione e documentazione fotografica e video, lavori dove non esprimo schieramenti politici, poichè non credo nella politica, lavori che vanno a toccare argomenti attuali in modo deltutto differente e distaccato dal disegno. Nelle installazioni e nella fotografia, metto da parte il “talento”, creando una reazzione in qui lo spettatore spesso e mal volentieri si trova difronte a qualcosa di diverso, dal disegno, un qualcosa che non è ingrado di giudicare, le persone si limitano a dire: mi pice, non mi piace,
Molti di questi concetti, non li pubblico in rete, li tengo solo per le esibizioni ufficiali, perchè purtoppo l’ambiente artistico è spietato, tutti sono pronti a fregarti, c’è persino chi parla e spaccia concetti di altri per suoi, capita di vedere proprie idee, realizzate da altri, persone con qui parli e che consideri amici, eppure cercano di fregarti, quando succedono questi avvenimenti, torno al mio lavoro, il writing insegna che se hai un idea devi reallizzarla subito, altrimenti te la fottono, le cose sono nell'aria, se non lo fai te, lo farà qualche dun'altro, ho sempre detestato la parola scena e il fatto che tutti fingano di essere amici e di volersi bene, non è così, c'è un sacco di merda nei graffiti e nella così detta arte e per lo più si tratta di persone che cercano di speculare.
Quando dipingo il mio obbiettivo e creare qualcosa che non esiste e che non abbia a che vedere con la politica e con la critica sociale, troppi sono gli artisti che sfruttano concetti politici e sociali per arrivare ad avere qualcosa da dire, molti di essi sono persone molto brave e che ammiro molto, ma non approvo l’aspetto di passare per il Keith Haring del momento è anche per questo motivo che sto iniziando ad abbandonare certe esperienze artistiche, legate al Wall Painting, la società è brutta come ogni sua forma socio culturale, si sa che produce malessere, ma questo malessere può essere incanalato per costruire un mondo parallelo che non esiste, nella società non c’è bisogno di illustrazioni per fare capire che le cose non vanno bene, c’è bisogno di dialogo e confronto diretto, se vedi fantasia nei miei diegni è perché ciò che disegno non esiste nel reale, esiste solamente nella mia mente.
Forma preferita? Non ho una vera forma preferita, mi piacciono molto le geometrie derivate dai diamanti, gli Origami e le Forme a Punta, di recente sto lavorando a un progetto mostra che si chiama Forme Informi.
Che materiali utilizzate? In prevalenza adopero, vernici bianche e nere per i soggetti a Wall Painting, mentre Spray per i particolari fluorescenti. Il colore nero e gli Spray fluorescenti hanno dato forma al mio stile Dark Acid. Utilizzo molto pennarelli indelebili e penne a inchiostro nero. Mi piace disegnare molto su carte invecchiate dal tempo, trovo che i supporti invecchiati siano in grado di dare un ulteriore valore psicologico al mio lavoro. Come se si trattasse di un qualcosa di antico e quindi prezioso.
C'è qualche messaggio che si trasmette attraverso il muro d'arte? Dipingo per comunicare a me stesso, ciò che faccio è il riflesso della mia personalità.
Mai stato catturato per "vandalismo" sui muri? Essere presi è parte del gioco, se fai graffiti sai a cosa vai incontro. I graffiti sono un gioco cattivo per persona irrequete.
Quanto tempo è di solito necessario per completare un vostro murale? Dipende, non c’è un tempo standard, dipende da che cosa vuoi disegnare, a volte ci metti un ora a volte un giorno, altre volte un attimo.
Quando si dipinge delle pareti in luoghi pubblici, si fa di solito durante la notte o anche durante la giornata? Dipingo quando sento di dovere dipingere, conosco posti dove puoi dipingere in pieno giorno senza problemi, le azioni più street invece vengono eseguite solitamente di notte.
Come si svolge la tua giornata tipo? Sono una persona che pensa molto, ultimamente ho sprecato molto tempo a causa dello studio per terminare gli studi di laurea in Design Industriale, alla facoltà di Architettura. Nonostante ciò disegno molto, creo idee da sviluppare in progetto, compongo musica elettronica e collaboro con molti artisti. Non guardo TV.
Dove si trova uno dei luoghi preferiti per dipingere? Non esiste un luogo solo, io sono un intruder, l'Intruder, è una di quelle persone che per istinto ha la mania di esplorare posti abbandonati e "non", sul posto si collezionano foto da gita e in caso le condizioni lo permettano, si dipinge direttamente sul posto. Il mio approccio al disegno è sempre stato in relazione al contesto urbano, alimentato dal fascino dal degrado dei luoghi in abbandono e dalla periferia. Non avendo mai avuto la possibilità di possedere uno studio dove lavorare, questo modo di agire ha prodotto negli anni un connubio di esperienze. L'esplorazione di posti abbandonati unita alla passione per la "Graffiti Culture" hanno generato un approccio che considero essenziale, tra il mio lavoro, il contesto e la materia.
Ho notato, che nei tuoi lavori, sono presenti "creature" che si formano, voglio dire che in realtà appaiono come forma e come nulla, puoi descrivere queste creature e forme, come sei arrivato fino ad'esse? Disegnare e creare in generale mi ha permesso di allontanarmi da un solo genere e da una sola disciplina, ancora adesso sto cercando di andare aldilà di quanto ho realizzato fino a ora. Sono entrato in una fase di post graffittismo, una fase matura nella quale cerco di fare emergere le emozioni di ciò che provo come artista, facendole vivere in prima persona allo spettatore, il disegno è stato molto importante nella crescita della mia persona, lo considero un dono da custodire e da evolvere, allo stesso tempo non voglio limitarmi a esso, la trasformazione del disegno, lo studio del segno, la grafica hanno alimentato il mio modo di interpretare la realtà, anche se troppo spesso chi osserva ciò che faccio vede solo un disegno, non mi piace essere frainteso, non sono un illustratore ne un pittore, sono una useless idea. Il mio metodo di disegno si basa sulle esperienze e sulla capacità di non soffermarmi a uno stile solo, ma alla ricerca di unire i miei pensieri al mio stile. Cerco il più possibile di essere spontaneo e autentico, allontanandomi il più possibile da ciò che sono le mode, evitando di essere influenzato.
Font preferito? Arial, semplice e minimale.
Mac o PC? PC.
Attualmente, a che cosa stai lavorando? Attualmente sto lavorando alla mia personale a Genova dove presenterò anche il mio nuovo Album: Broken Sound, un progetto che riguarda il paesaggio sonoro, più avanti presenterò uno spettacolo audio dove sonorizzare video, in modo da unire ciò che allontanava il disegno e la musica che compongo. Sto collaborando con un ballerino di Breakdance e con dei software e sensori del movimento per generare immagini in tempo reale a ogni movimento del ballerino. I progetti sono molti troppi per parlarne, quando saranno realizzati ne parlerò. Il primo Ottobre esporrò la mia prima personale in Palazzo Ducale a Genova, per la Galleria Open Lab a cura di: Elena Saccardi, si tratta di un lavoro molto interessante sulla ricerca del segno e del disegno autodidatta un progetto che prevede una fase di rinnovamento e di crescita della mia persona e di ciò che produco.
Nel futuro cosa vedi per il miglioramento dellla tua arte? Desidero rimanere integro a me stesso, troppo spesso vedo le persone cambiare per raggiungere il successo, gente che ruba i pensieri di altra gente, parla come altra gente, si credono furbi e si credono qualcuno. La strada mi ha insegnato a prendermi ciò che mi spettava, reagire alla noia e all’emarginazione sociale, ma allo stesso tempo mi ha inseganto a essere umile e a rispettare gli altri, non ruberei mai un qualcosa a qualcuno, non figerei mai di parlare di ciò che non conosco, non fingerei mai di essere ciò che non sono.
Nessun compromesso, questo è c'ò che desidero per il presente e per il futuro, non ci può essere niente di meglio di essere me stesso per l'evoluzione del mio lavoro e della mia persona.
domenica 31 maggio 2009
This is real
.jpg)
Places that have a story to me is estarnea, astonishment at the sight is similar to what feel in being confronted with something precious. These items of scrap, my eyes take the meaning of "art" as if it were natural installations. Whit the charm of the ruined, walls of a time, desaturated by the texture of the writing, have bought for me, estethic meaning.
.jpg)
.jpg)
giovedì 14 maggio 2009
The dirt is your friend.

sabato 2 maggio 2009
sabato 21 marzo 2009
Experimental Letters Inteview for Abstractgraffiti

New Interview by Abstractgraffiti: http://www.abstractgraffiti.net/
Puntualizzo che non sono un writer conforme agli standard di ciò che viene oggi inteso come writing, pur essendo cosciente di questo, mi sento writer a tutti gli effetti. Sono 16 anni che segno il territorio con la mia tag, ovunque vada. Ho sempre studiato le mie lettere, con l’intento di evolverle, possiedo righe di quaderni con mirati studi, alfabeti, prospettive, forme, idee, disegni. Le mie lettere apparentemente possono sembrare semplici, ma al contrario, sono continui perfezionamenti associati a differenti tipologie di stile e studio di font.
Ci sono le lettere a Diamante, (eseguite a Spray), lettere a Origami, (preferibilmente eseguite a Pennello), poi ci sono le lettere a Raggio Laser o a Costellazione, (che eseguo con scotch, vernice e spray Fluorescenti), mentre l’ultimo studio riguarda le lettere a Shadow Painting, eseguite a rullo per il font e a spray per l’ombra.
Una delle caratteristiche più importanti del mio rapporto con le lettere è l’atteggiamento nei confronti dell’azione, come l’istintività, che è ben visibile nei font a Diamante eseguiti solo in out line, (preferibilmente privi di riempimento).
La ricerca del segno è dovuta al forte interesse nei confronti dei primi tentativi di writing degli anni 60 – 70.
Mi ha sempre affascinato l’idea che i primi writers non avessero idea di ciò che stessero facendo, agli inizi non esisteva uno stile “canonico”, non essendoci regole al di fuori dello scrivere il proprio nome, i writers dell’epoca sperimentavano, ingrandirono le dimensioni del proprio nome tag, aggiungendo idee, come Spessori, Pass, Loop, 3D. Era una ricerca, una vera ricerca grafica dettata dall’insistenza e dall’istinto di chi sapeva osare.
Con questi obiettivi ho iniziato a scrivere in modo personale, una ricerca individuale che oggettivamente non voleva essere bella, il suo obiettivo era ed è quello di evolversi pezzo dopo pezzo. Non ho mai dipinto con l’intento di fare qualcosa che potesse piacere a qualcuno.
Anche nelle tag ho adottato la stessa attenzione, nonostante queste cambiassero negli anni, la forma e la grafia era possibile ricondurle alla stessa persona.
Un altro aspetto del mio lavoro, riconducibile al writing primordiale è la ricerca del tratto con lo spray, utilizzo spray vecchi e originali come quelli da carrozzeria, con tappini vintage, con i quali non puoi regolare facilmente la pressione e il tratto dello spruzzo, se vuoi dare un certo tipo di “estetica” devi farlo con gli stessi mezzi. Possiedo spray da carrozzeria di ogni tipo e marca, i miei preferiti sono le Very Well, violentissime sia nel tratto che nell’odore di vernice da carrozzeria. Con quegli spray eseguivi roba veramente cruda, cruda ma vera.
ENGLISH VERSION
There are letters as Diamond, (executed Spray), letters as Origami, (mostly painted with Brushs), then there are the letters like laser or Constellation (which I run with tape, spray paint and Fluorescent colors), while l ' last study concerns the letters to Shadow Painting, made a font for the roller and spray for the shadow.
One of the most important features of my relationship with the letters is the attitude towards the action, as the instinctiveness that is very visible in a Diamond font only run in out-line (preferably with no filling).
The research of the sign is due to the strong interest in respect of the first attempts at writing the 60 - 70.
I was always fascinated the idea that the early writers had no idea of what they were doing at the beginning not there was a style of "canonical", there being no rules outside of writing his name, the writers of the experiment enlarged size of their name tag, adding ideas, such as thickness, Pass, Loop, 3D. It was a search, a search graphic dictated by instinct and the insistence of those who knew dare.
With these objectives, I started to write in a personal way, an individual research that objectively did not want to be beautiful, its goal was and is to develop piece by piece. I never painted with the intent to do something that would please anyone.
Even in the tag I used the same attention, in spite of such a drastic change over the years, the form and the handwriting was possible to bring the same person.
Another aspect of my work, due to the early writing is research tract with the spray, spray using old and original as those from the body, cap with vintage, with which you can not easily adjust the pressure of the stretch spray, if want to give some kind of "aesthetic" you must do so with the same means. I have to spray the body of every type and brand, my favorite is the Very Well, is violent in the stretch smell paint from the bodywork.Those performed with spray stuff really harsh, harsh but true.
martedì 10 febbraio 2009
War fire

Foto di: Giorgio Staccioni
Prima di concentrare totalmente la mia attenzione al Writing, la strada era luogo di continuo confronto, la prima "crew" che fondai si chiamava Guerrieri della strada, era composta assieme a Graziano Occhidivetro, un mio caro amico che conoscevo dalle elementari e con il quale condivisi innumerevoli avventure. Eravamo in 2 ma quando passavamo sembravamo un gruppo di 10 persone. Al tempo dei Guerrieri il nome della crew non era rappresentato in lettere, ma da un logo, che nel nostro caso era il simbolo radiattivo, il nome e il simbolo erano presi in prestito da una collana di libri Game. Logicamente non eravamo una crew, ma più che altro una mini gang. La cosa interessante è che usavamo gli spray per segnare il territorio e la cosa figa era che utilizzavamo un immagine per farlo e che la strada noi la vivevamo davvero. A parte segnare il territorio, scrivevamo molto, cose Punk, tipo: Distruggi, Ribelli si nasce, Crisi, Born to Burn, righe di (A) cerchiate e quanto altro ci gasasse.

Con i Guerrieri oltre che a taggare ci piaceva esplorare posti abbandonati, come: Viadotti fognari, Bunkers, Palazzine in mezzo ai boschi, tutto quello che ci veniva a portata di mano, noi lo esploravamo. La fissa ci venne quando seppi di una leggenda metropolitana, che ritraeva un gruppo di ragazzi che si erano calati nelle fogne di New York, per cercare i Turtles e che purtroppo si erano dispersi al loro interno. Presi dall'emarginazione totale delle partitelle da pallone tra compagni di medie, iniziammo le nostre avventure in stile Gonnies. La cosa figa è che in quei momenti, portavamo con noi sempre gli spray e nel mentre ci trovavamo sottoterra, con in una mano lo spray e nell'altra una torcia artigianale a fuoco, ( non ricordo il perché non utilizzassimo torce elettriche, evidentemente perché eravamo troppo stupidi ), e pur sapendo che era improbabile se non impossibile che qualcuno vedesse le nostre tag o pezzi, noi li facevamo lo stesso, fantasticando sul fatto che sarebbe stato figo vedere la faccia di chi avrebbe trovato i nostri lavori nelle fogne.
Più tardi penso fosse il 1994, uscì al cinema il corvo, io e il mio compagno di avventure, ne rimanemmo folgorati. Le parole fuoco e fiamme ci fecero il lavaggio del cervello, immaginate l'impatto che ebbe in noi il disegno del corvo eseguito con il fuoco. Con la mentalità da quattordicenni e la voglia repressa che era in noi, esplose immediatamente una furia esplosiva che si identificò appieno nel nome dei War Fire. Ero tanto infottato che iniziai a disegnare persino dei fumetti sui War Fire.
Ricordo benissimo che andavamo al Supermarket e che ciò che passava alla cassa erano solamente prodotti infiammabili, cose come: Alcol, Acetone, Deodoranti...molto interessanti erano gli Euroflor una marca di spray per profumare l'aria del cesso. Quelli erano gli anni degli accendini Tailandesi ricaricabili a gas, quelli di tutte le forme, che facevano la fiamma ossidrica e che trovavi dietro a ogni angolo in ogni bancarella abusiva, erano fighissimi quegli accendini...noi li usavamo per appiccare la fiamma spray degli Euroflor, "disegnavamo" con il fuoco, oppure preferibilmente li facevamo esplodere il sabato notte in una luce abbagliante dalla forma tipo fungo atomico. Continua...
Bei tempi quelli dei War Fire.
.jpg)
